Andrea Carlotto è uno dei lighting designer più attivi e riconosciuti della scena live italiana. Lighting e set designer, programmatore e operatore, nel corso della sua carriera ha firmato i progetti luce di alcuni dei tour più importanti degli ultimi vent’anni, collaborando con artisti come Pinguini Tattici Nucleari, Modà, Gemitaiz, MadMan, Tananai, Fulminacci, Sfera Ebbasta, Elio e le Storie Tese e molti altri, passando con naturalezza dai club ai palazzetti, fino ai grandi stadi. Accanto all’attività live, Andrea ha lavorato in numerosi festival ed eventi corporate di primo piano e da anni affianca alla professione anche la didattica, insegnando illuminotecnica alla Scuola di Produzione Artistica di Milano. Socio di Doc Servizi, Andrea rappresenta un esempio concreto di come competenza tecnica, visione artistica e lavoro di squadra possano trasformarsi in un percorso professionale solido e in continua evoluzione nel mondo dello spettacolo dal vivo.          

Un mestiere in continua evoluzione 

“La mia professione è cambiata su due livelli. A livello personale, sono passato da un’attività molto fisica – montare fari, spingere bauli – a un lavoro sempre più concentrato sulla progettazione e sulla programmazione davanti al computer. È un’evoluzione naturale che arriva con il tempo e con l’esperienza. A livello professionale, invece, il cambiamento è legato soprattutto alla tecnologia. Oggi siamo molto più digitalizzati: ciò che una volta si faceva direttamente sul palco, durante le prove o nelle lunghe notti di programmazione, ora avviene prima, in studio, in modo virtuale. Si arriva all’allestimento con gran parte del lavoro già pronto, e sul posto si fanno soprattutto gli aggiustamenti necessari tra progetto e realtà. Questo ha reso il lavoro più complesso, ma anche più veloce e strutturato”. 

Formazione continua e aggiornamento tecnologico 

“Questo lavoro richiede un aggiornamento costante, sia sul software che sull’hardware. Nel mio caso specifico, anche i fari sono diventati dei veri e propri computer, con software interni che devono essere sempre allineati e aggiornati. Una volta il faro era acceso o spento, al massimo colorato con un filtro. Oggi ogni singolo elemento che lo compone può essere gestito in modo indipendente: parliamo di matrici e di programmazioni molto più complesse rispetto al passato”. 

Il lavoro invisibile dietro uno show 

“Lo spettatore vede il risultato finale e spesso dà molte cose per scontate. Ormai siamo abituati a concerti spettacolari, pieni di effetti, e sorprendere il pubblico è sempre più difficile. Ma dietro a uno show ci sono mesi e mesi di lavoro. Per i tour negli stadi si inizia serenamente anche sei mesi prima, tra disegni, concept e progettazione. Nei palazzetti i tempi si accorciano, ma il lavoro di preparazione resta comunque enorme”. 

Le sfide della collaborazione creativa 

“Sono sempre stato abituato a seguire tutto in autonomia: set design, lighting design e programmazione. Negli ultimi lavori più grandi, invece, mi è capitato di entrare in team già strutturati, con set designer e show designer. Inserirsi in questi contesti rappresenta una sfida tanto tecnica quanto creativa: occorre trovare il giusto equilibrio, confrontarsi con tutti e collaborare in modo armonioso. Uno show è un mosaico composto dal contributo di molte persone, unite dall’obiettivo comune di dare vita a un progetto coerente e di qualità”. 

L’importanza dello spettacolo visivo oggi 

“Oggi l’impatto visivo degli show è sempre più centrale. In alcuni casi è necessario per completare ciò che l’artista, da solo, non riesce a trasmettere. Ci sono artisti che bastano a se stessi: li ascolti e li guardi, e non serve altro. In altri casi, invece, lo spettacolo diventa fondamentale. C’è un pubblico pagante che fa sacrifici per essere lì, e qualcosa bisogna sempre restituirgli. Se manca da una parte, si cerca di compensare dall’altra”. 

I progetti che danno senso al lavoro 

“Negli ultimi anni, uno dei progetti più appaganti è stato il tour negli stadi con i Pinguini Tattici Nucleari. Ho lavorato con uno show designer che mi ha lasciato grande libertà creativa, fornendomi solo alcuni elementi chiave e il concept generale. Questo mi ha permesso di esprimermi al massimo. Un’altra esperienza significativa è stata un breve tour europeo con i Jet, band rock australiana di fama internazionale. Festival in Spagna e Inghilterra, contesti enormi e artisti di livello mondiale nello stesso cartellone. È stato un confronto importante con realtà organizzative abituate a lavorare su scala globale”. 

Doc Servizi: sicurezza e tutela  

“All’inizio lavoravo con partita IVA, ma i costi, gli spostamenti e la gestione burocratica rendevano tutto molto complicato. Entrare in cooperativa mi ha semplificato enormemente la vita: dalla gestione amministrativa alle buste paga, fino alla tutela nei momenti difficili, come durante il periodo Covid. Doc Servizi conosce bene questo settore, che è molto di nicchia, e questo fa una grande differenza. Io posso concentrarmi sul mio lavoro creativo, senza dovermi occupare di burocrazia, che non è assolutamente il mio campo”.