Gabriele Lazzarotti è un socio Doc Servizi e uno dei bassisti più apprezzati della scena musicale italiana. Dal 2006 accompagna stabilmente Daniele Silvestri in tour e in studio, e nel corso della sua carriera ha collaborato, dal vivo e su disco, con artisti come Niccolò Fabi, Max Gazzè, Diodato, Vasco Brondi (anche nel progetto Le luci della Centrale Elettrica), Roy Paci con gli Aretuska, Giovanni Truppi, Otto Ohm, Afterhours, Manuel Agnelli, Ghemon, Daniel Johnston, Damo Suzuki, Nic Cester, Alex Britti ed Epo.  È membro fondatore del Collettivo Angelo Mai di Roma e fa parte dell’orchestra di Propaganda Live, il programma condotto da Diego Bianchi in onda su LA7.  

Tra crisi e creatività: reinventarsi per continuare a suonare 

“Il consumo della musica è ormai quasi completamente digitale, impalpabile e liquido: i dischi li comprano pochi appassionati e questo ha spostato l’attenzione sui concerti come principale fonte di sostentamento per musicisti e compositori. La pandemia ha però messo in ginocchio molti locali medio-piccoli e, nel frattempo, un clima politico sempre più repressivo ha reso più fragile la sopravvivenza di spazi culturali indipendenti come i centri sociali. Suonare dal vivo è diventato, semplicemente, più difficile. Si è generata, prevedibilmente, una reazione di panico: molti riducono le band o le orchestre, puntando su organici più snelli per tagliare i costi, ma finendo spesso per appiattire le differenze tra un artista e un altro. Altri invece accorciano i calendari, scommettendo su pochi grandi eventi nella speranza di ottenere qualche “sold out” da comunicare poi trionfalmente. Il lavoro, insomma, non è molto. Il mio consiglio è di diventare versatili: suonare più strumenti, attraversare più generi e non affezionarsi a un solo progetto artistico, ma tenere aperte diverse possibilità. Le situazioni troppo comode, del resto, impigriscono; sono convinto che proprio da queste difficoltà materiali possano nascere nuove scintille creative. Non tutti i mali vengono per nuocere”. 

Dal primo basso ai grandi palchi: un percorso in continua crescita 

“Mio padre suonava da ragazzo e, per il mio tredicesimo compleanno, mi regalò di sua iniziativa un basso, dandomi solo qualche indicazione iniziale. Mi sono sentito subito a mio agio con lo strumento e da allora non ho più smesso di suonare. Da introverso, ho avuto la fortuna di incontrare a scuola altri ragazzi che suonavano: con alcuni di loro condivido ancora oggi i palchi. Quel confronto continuo, vivo e sincero, è stato fondamentale per crescere e trovare uno stimolo costante a migliorarmi. A Roma c’erano molti locali dove potersi esibire e farsi ascoltare: negli anni sono riuscito così ad ampliare la rete di contatti, a conoscere altri musicisti e a ricevere le prime chiamate per collaborazioni e tour. Studio molto e continuo a farlo, perché c’è sempre qualcosa da imparare. In questo senso la musica è una pratica che si autoalimenta: più approfondisci, più scopri nuove strade. Un raro e prezioso esempio di circolo virtuoso”. 

Il Collettivo Angelo Mai 

Sono stato fin dall’inizio membro del Collettivo Angelo Mai, l’orchestra legata all’Angelo Mai di Roma: un laboratorio aperto a ogni forma d’arte, ma anche uno spazio concreto che ha rappresentato una risposta all’emergenza abitativa della Capitale. In quasi vent’anni abbiamo attraversato sgomberi, cambi di sede e sabotaggi di ogni tipo. Eppure, lo spirito non è mai cambiato: su quel palco è rimasta intatta la possibilità di esprimersi con libertà e coraggio. Di quegli anni pionieristici vado fiero, così come sono orgoglioso del fatto che, nonostante i colpi subiti, si continui a provare a tenere la rotta”. 

Una rete che ti semplifica la vita  

“Sono socio Doc Servizi da parecchio tempo, della filiale di Rimini, che credo sia una delle prime. Non saprei quantificare con precisione quando ho iniziato, ma so che, nel corso degli anni, mi hanno tirato fuori da situazioni logistiche di ogni genere, spesso nei momenti e negli orari più improbabili. La burocrazia non è il mio forte, anzi: scadenze che sfuggono, appuntamenti dimenticati, carte che si accumulano. Insomma, non devo essere il cliente più semplice da gestire. Eppure, ho sempre trovato dall’altra parte qualcuno pronto a rimettere ordine nel caos, con pazienza e competenza. Per questo, se mi chiedono a chi affidarsi, faccio fatica a immaginare una risposta diversa”.