Il rigging è un lavoro da donne!

Sono ancora poche, ma le rigger in Italia sono sempre di più: lavorano in quota, ma anche a terra. Utilizzano software CAD, calcolano carichi, programmano motori computerizzati con precisione millimetrica, mettendo il cervello al servizio dei muscoli.

I rigger sono i professionisti volanti che si inerpicano sulle strutture dei palchi fissando casse acustiche, schermi, proiettori o scenografie infilati in imbracature e appesi a funi. Montano i truss prima dell’alba, li smontano di notte. Chiunque sia andato a un concerto o a un evento li ha visti scalare con precisione e agilità le americane, spesso rimanendo affascinato da questi tecnici-scalatori. Ma prima di salire in quota, prima di iniziare il “lavoro duro”, ce n’è un altro altrettanto, anzi, più importante, fatto di calcoli dei carichi statici e dinamici, dei fattori di sicurezza e del working load limit. Bisogna calcolare le forze angolari, determinare la tensione dei cavi e verificare la distribuzione del peso totale tramite programmi CAD, celle di carico e pianificazione dei tiri.

Con la testa tra le nuvole e i piedi ben piantati a terra

Il rigging, quindi, non è solo e semplicemente un lavoro di fatica, un’attività muscolare nella quale tecnici maschi si destreggiano tra corde, catene, strumentazioni e americane, bensì un mix calibrato di ingegneria, matematica e fisica applicata, un immane lavoro di calcolo e pianificazione millimetrica necessario a evitare incidenti e disastri. Proprio per questo motivo il rigging non è un lavoro prettamente da uomo, ma, anche da donna! In un ambiente con una massiccia preponderanza maschile, infatti, sempre più spesso si assiste alla presenza di tecniche dello spettacolo.

Sono rigging engineer, ground rigger o technical director che si occupano di pianificazione a terra mediante software CAD, in grado di analizzare le planimetrie dei palazzetti e di programmare al millimetro i motori computerizzati. Prendendosi pure l’onere di firmare i calcoli prima che chiunque salga in quota.

Le pioniere della svolta: l’impatto di WISE e la sorellanza in quota

La transizione dal muscolo al calcolo ha trovato il suo acceleratore naturale in realtà nate per fare rete e scardinare i vecchi retaggi da backstage. In prima linea c’è il Women in Stage Entertainment (WISE), un collettivo cruciale che unisce le professioniste della filiera tecnica del live – dalle foniche alle datrici luci, fino alle rigger – con l’obiettivo di mappare il gender gap, promuovere la formazione paritaria e creare uno scudo contro le discriminazioni strutturali.

Ma WISE non è sola. Movimenti globali come Women in Live Music (WILM) o network europei dedicati alle maestranze femminili stanno dimostrando che la parità non si chiede per gentile concessione, ma si impone attraverso standard di competenza elevatissimi. Queste reti non fanno ideologia: fanno mentorship, condividono schemi di calcolo, segnalano ingaggi e dimostrano, dati alla mano, che un rigging team diversificato è un team statisticamente più sicuro, dove la pianificazione accurata azzera i rischi dettati dalla fretta o dalla spavalderia iper-maschile.

I percorsi di certificazione come reale livellatore professionale

Per trasformare la determinazione in una qualifica d’élite, la strada è necessariamente rigida e regolata dai decreti ministeriali. La legge italiana non fa sconti di genere e applica parametri identici a tutti i candidati, ponendo la preparazione tecnica come unico siero della verità. Il gradino d’ingresso è l’ottenimento delle abilitazioni per i lavori in quota e l’addestramento all’uso dei DPI di terza categoria anticaduta, seguito dal modulo specifico per i sistemi di accesso e posizionamento mediante funi ai sensi dell’Articolo 116 del D.Lgs. 81/08. In queste sessioni pratiche si impara a gestire il corpo in sospensione, a eseguire nodi strutturali sotto carico e a effettuare manovre di salvataggio verticale di un collega inanimato. Solo dopo aver blindato la sicurezza legale si passa alla formazione scenotecnica pura: lo studio dell’hardware da carico, la marcatura a terra, il calcolo della variazione di tensione dei bridles e l’uso di software di monitoraggio dinamico delle masse.

La geografia dei tetti: dove si formano le professioniste del vuoto

L’addestramento sul campo non può avvenire in un’aula tradizionale, ma richiede infrastrutture dedicate, i cosiddetti “campi prova”, dotati di coperture reali, torri e motori a catena. In Italia, la mappa dei centri d’eccellenza che stanno registrando una partecipazione femminile attiva e determinata si concentra in pochi punti di riferimento.

Spicca il RigIT / Rigging Training Center nato in sinergia con la Rete Doc, una struttura d’avanguardia che propone percorsi a livelli per allineare i tecnici italiani agli standard internazionali.

Altrettanto storici sono i moduli professionalizzanti e finanziati di Irecoop Emilia-Romagna, tra i primi a codificare la figura del rigger nel catalogo delle qualifiche regionali. A questi si affiancano i centri accreditati come ATMO in Umbria, che sviluppa i corsi in collaborazione con De Crew integrando le tecniche su fune con le necessità della macchina teatrale, e la 3R International in Piemonte, specializzata nella gestione avanzata dei carichi sospesi.

Quindi, ragazzi, preparatevi, perché le ragazze sono arrivate, “con i piedi di piombo e il cuore leggero”…

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